Una vita con le demenze

Alzheimer e demenze

settembre 1, 2009

Filed under: Poesia — chiaretta61 @ 12:10 am

DONNA_ALLO_SPECCHIO

Leggendo, penso a una nostra dolcissima ospite che nonostante la malattia ha ancora molto da dare e da insegnare. Se ci soffermiamo anche solo un pochino vicino a lei, il suo sguardo si accende le sue parole e i suoi gesti diventano tenerezze, è un vero peccato lasciarci sfuggire tutto questo. A proposito di poesia vorrei scriverne una che ho letto molto tempo fa ma che mi è rimasta nel cuore, eccola qui SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO INTELLIGENTE, SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO SANO, SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO BUONO, AMA PROPRIO ME? NO, PERCHE’ POTREI PERDERE L’INTELLIGENZA, LA SALUTE, DIVENTARE ANCHE CATTIVO, MA ESSERE ANCORA IO, MALGRADO TUTTO B. PASCAL Mi sembra che qui ci sia molto da riflettere, nel nostro delicato lavoro di cura dovremmo sempre considerare la persona nella sua parte piu’ intima e non considerarla per i suoi disturbi comportamantali che spesso sono causati da un approccio sbagliato e dal nostro giudizio. Ci sarebbe molto da discutere su questo argomento spero di poterlo fare con voi. Chiara

 

Aprire gli occhi per permettere momenti di creatività. ottobre 17, 2008

Filed under: Esperienze nei Nuclei Alzheimer,Riflessioni personali — chiaretta61 @ 8:44 pm

E’ domenica sera, sembra una sera come le altre.

Dopo un pomeriggio abbastanza “tribolato” ecco che avviene una cosa per me straordinaria: dopo cena, alcuni ospiti del nucleo alzheimer si ritrovano seduti intorno al tavolo del soggiorno; ad un certo punto Rosina si alza e avvicinandosi mi chiede di darle delle bibite (per la precisione 5) dicendomi sottovoce se poteva averle senza pagare. Rimango un pò perplessa, la vedo tornare verso il tavolo e sedersi in compagnia di altri quattro amici, allora decido di portare al tavolo le cinque bibite per vedere ciò che sarebbe accaduto.

Uno di loro, Giovanni, da bravo cavaliere si alza dalla sedia e mi aiuta a servire le bevande; porto anche dei biscotti e subito due persone, che di solito mangiano solo se imboccate, allungano la mano e prendendo i biscotti se li portano alla bocca. La mia meraviglia non finisce quando osservo Giovanni che, notando la difficoltà di Francesca a bere, si avvicina a lei e gli porta il bicchiere alla bocca con una delicatezza che si riserva solo ai bambini. Poco dopo, quasi a rendere viva una famosa canzone di Modugno, arriva un altro ospite che si vuole aggiungere alla compagnia e così tutti lo accolgono spostando le sedie per fare posto a questo nuovo amico. Anche Guido, dopo aver osservato la situazione, apre la credenza, si prende tazza e piattino e si siede anch’esso a far parte di questa piacevole “combriccola”.

Io non faccio più nulla, osservo questa “scenetta” e non smetto di provare un misto di commozione, meraviglia e stupore anche perchè alcune di queste persone, fino ad un ora prima, erano deliranti, affaccendate e incontattabili, mentre ora eccoli li ad improvvisare un dopo cena al bar, con amici appena conosciuti ma accolti con sollecitudine.

Io guardo e riflettendo penso di avere molto da imparare da loro: devo imparare l’accoglienza incondizionata, la condivisione, la generosità e l’apertura all’altro.

E’ domenica sera, non è più una sera come le altre, è una sera speciale, ma sono convinta che se aprissi un pò di più i miei occhi, ogni sera sarebbe diversa e unica. Questo momento mi ha sollevato dalle fatiche di questa particolare giornata.

 

Parla con lei: la comunicazione intima settembre 16, 2008

Filed under: Cinema: mezzo di riflessione — chiaretta61 @ 3:22 pm

Questo film ha messo in evidenza la comunicazione e l’incomunicabilità.

Benigno, l’infermiere, nella sua semplicità comunica con la paziente in stato vegetativo, Marco invece non riesce ad instaurare con Lidia un rapporto così intimo, non può parlare con lei, non crede che le sue parole e i suoi gesti servano a qualcosa. Eppure ho visto che le due donne in coma, con il loro silenzio, con la loro guarigione e morte hanno segnato la vita di chi gli era vicino.

Io penso che la comunicazione fra le persone sia qualcosa che va al di là delle parole, credo che tutto sia improntato sull’ascolto, sulla comprensione e compassione, sui gesti e il contatto fisico, sugli sguardi e sorrisi: anche il pianto è comunicazione. E’ tutto questo che dobbiamo tenere presente ogni giorno nell’assistenza alle persone affidate alle nostre cure, ma anche nei rapporti con tutti quelli che incontriamo. Sento che questi aspetti spesso ci sfuggono, abbiamo fretta, molta fretta, non c’è il tempo per osservare più da vicino l’altro, addirittura facciamo fatica a sorridere o a scambiarci il saluto. Forse manca la consapevolezza che nella comunicazione esiste una buona occasione di crescita personale. Comunicare vuol dire mettersi in gioco e sperimentare le nostre capacità di relazionare.

Il contatto fisico è un altro aspetto molto importante nella relazione; attraverso il tocco  trasmettiamo la nostra interiorità, le nostre emozioni e soprattutto nel lavoro di cura rivolto alla persona demente ci rendiamo conto di come certe reazioni siano dovute a come ci avviciniamo alle persone, di come ci muoviamo intorno ad esse, di come usiamo i gesti. Ogni giorno possiamo sperimentare come a volte il toccare una persona, accarezzarla e abbracciarla dolcemente, possa calmare le ansie e le paure. Purtroppo diventando adulti questi semplicissimi gesti, che dovrebbero essere naturali, diventano difficili; il contatto ci fa paura, forse perchè abbiamo paura di farci coinvolgere e di esprimere le nostra intimità.

Chiara operatrice sanitaria di un Nucleo Alzheimer

 

 
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